All’interno della raccolta il mio racconto “Huge among us” – Enorme in mezzo a noi

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Philigan Island, 1949.
Un boato sordo risuona nelle viscere della terra. Scuote la cella nel ventre di pietra del penitenziario. Polvere e detriti piovono dal soffitto. Scatto in piedi, sbattendo la testa. «Cazzo!» Le catene ai piedi sferragliano fragorosamente. Mi aggrappo alle sbarre scuotendole con forza. «Fatemi uscire maledetti bastardi!» La mia voce si perde nel caos. Il pavimento sobbalza. Ho i muscoli tesi tirati come corde di violino: la terra minaccia di seppellirmi vivo in questa maledetta prigione. Una ad una le lampade esplodono. Nella cella buia cala un silenzio spettrale. Un ronzio lontano lo rompe. Aguzzo l’udito, il rumore cresce, sembra ora un borbottio ora una folata di vento. Nell’attimo in cui riconosco il rumore, i peli delle braccia mi si rizzano di terrore: è il mare, l’onda causata dal terremoto! L’aria di riempie di umidità salmastra e del lamento delle travi che si piegano, del boato sordo dei piani superiori che collassano. L’acqua erutta violenta sotto la porta blindata oltre le sbarre. Mi siedo, gambe incrociate e braccia conserte, fissando l’oscurità…

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