Lutra Otter’s world is on the brink of collapse. The man she loves abandons her, unable to accept her black skin and the burden of a life that is anything but “normal.” Wounded and desperate, she turns to the memories of her grandmother and to an ancient book of rituals. On the banks of the…
Philigan Island, 1949. Un boato sordo risuona nelle viscere della terra. Scuote la cella nel ventre di pietra del penitenziario. Polvere e detriti piovono dal soffitto. Scatto in piedi, sbattendo la testa. «Cazzo!» Le catene ai piedi sferragliano fragorosamente. Mi aggrappo alle sbarre scuotendole con forza. «Fatemi uscire maledetti bastardi!» La mia voce si perde…
“Tra le fila di sedili, una ragazza vestita di bianco, seduta in fondo al vagone, prega. Il viso pallido, i capelli increspati di sangue rappreso, le mani giunte, intrecciate con forza. Gli occhi, buchi neri, ingoiano la luce. Recita una litania in una lingua aspra, che suona come il gracchiare di corvi irosi, un anatema…
“Il crepitio del lampo gli fece rizzare i peli delle braccia. Un attimo prima del blackout, l’uomo scorse, sull’ultimo gradino, una snella e possente sagoma simile ad un grosso felino, subito inghiottita dalle tenebre. Nell’aria aleggiava un vago odore di ozono e di qualcosa di più inquietante, un sentore di terra, muschio e rame.”
https://www.facebook.com/share/p/18nEw1pyCU https://www.instagram.com/reel/DG6MMwbsHRL/?igsh=MXB5N3FydzNvYTNneA==
“Il locale è stracolmo, la musica martella. Nel cuore pulsante della serata, il ritmo assillante della Techno mi rimbomba nella cassa toracica, nelle viscere. Mi faccio largo fra corpi danzanti che odorano di alcol e fumo. Dietro la consolle, lei svetta sopra le teste ondeggianti. Appare e scompare tra gli effetti stroboscopici, guidando la folla…
La radura, un cerchio di terra temuto anche dall’infestante gramigna, di radici nodose che s’intrecciano come serpi striscianti. Sotto rami e fronde regnano tenebre senza fine in cui bambole vestite di bianco penzolano appese. Le corde strette alla gola, le labbra nere sporche di pece, gli occhi spalancati che guardano a quando erano bambini…
«Scappa Minù! Scappaaaaa!» La testa di un’enorme biscia emerge e si avventa su di noi. Pietrisco e ghiaia si sollevano in aria, rotaie si piegano, assi di legno si frantumano. Viti, dadi, schegge, ogni cosa è un proiettile nel mezzo di un fuoco a raffica. Un’enorme bocca ci manca per un soffio…
Conosce bene questo posto, qui ha cominciato a tirare di boxe. Lo tengo d’occhio mentre raggiunge il ring, incastrato tra pareti scrostate, crepe, macchie scure, mattoni a vista, una sfilata di vecchie fotografie, cinture, trofei. «Sono cose morte, John… Andate. Adesso dobbiamo pensare ai bambini… Se soltanto avessi continuato con il pugilato… Avresti potuto diventare…
L’aria fredda gela i rami, le foglie. Le cime degli alberi graffiano il cielo pronto alle lacrime: c’è odore di pioggia. Affretto il passo, dietro di me esplodono lampi, tuoni. Voglio arrivare al Castello prima che sia troppo tardi: la morte cammina veloce. Al cancello, minaccioso ammasso di ferro saldato, punte incurvate, strappo tre volte…